L'Era Fenegardum è il settimo grande periodo della storia di Damas, seguente alla cacciata del popolo oscuro dell'Era Mahamarum. È considerata l'era della rinascita di Elatòmshim, caratterizzata da un ritorno ai domini di superficie dei popoli della Luce e dall'istituzione di nuovi equilibri mondiali.
Dopo la seconda invasione e la grande guerra contro il popolo mhalakyte, la liberazione di Mhalakart ad opera delle Fiamme Blu e degli Uinir di Aredhil porta alla fondazione di Fenegard, la vecchia Ferenor, sulle spoglie della città nera. Il primo governatore, il condottiero gortico delle Fiamme Blu Calcus Fenegard, stringe accordi diplomatici e commerciali con Aredhil che rendono la città il nuovo punto di riferimento della civiltà uhmar del Samarin.
Trinien viene inglobata nell'impero del Samarin con il ruolo di principale città militare e uno statuto da città semi-indipendente. Il re di Trinien è sovrano sui possedimenti attorno alla città e può gestirli con ampio margine decisionale. L'accordo di dipendenza da Fenegard riguarda solo l'eventualità di una nuova guerra contro un nemico comune, in previsione di una terza invasione oscura.
Fenegard cura inoltre i rapporti con la Lega di Terast, in Horgos, formando un'unione di tipo militare che deve risolvere i problemi di ospitalità dei Turgot. Per questo, Fenegard impone ai Turgot del Samarin di non lasciare la regione, e li invita a popolare le città dei monti di Goromund, in particolare Gagnar e Thoro. Con il mondo gorbolo, i rapporti sono più complessi. Le famiglie di Illywhaylin non ammettono accordi con gli Uhmar, né tantomeno l'avvicinamento dei gorboli ai popoli del Samarin, e proseguono nella discriminazione. Aredhil mantiene una posizione ambigua, di apertura verso una Fenegard sempre più votata al Culto dei Quattro e all'Avelinesimo, e allo stesso tempo contraria a un'unione tra gortici e gorboli, per timore che i popoli uinir possano trovarsi accerchiati dagli Uhmar.
L'evocazione dei draghi ancestrali, che avevano cacciato il Grahmer nelle profondità dell'Abisso, aveva mostrato al mondo un livello di potere magico fino a quel momento sconosciuto. Una simile forza, paragonata da alcuni a quella dello stesso dio Gladiel, viene considerata un pericolo per tutti i popoli. Chiunque ne entrasse in possesso, potrebbe dominare sull'intera Damas, sottomettendo gli altri popoli.
I Gavriel, custodi di tale potere, rassicurano i popoli: una tale energia magica è stata possibile solo unendo le forze di Elatòmshim con la partecipazione di tutti coloro che combattevano per la Luce. Un singolo individuo, o anche un solo popolo, non potrebbero generarla, né potrebbero gestirla se ne disponessero.
Contro la loro opinione, i popoli della superficie si accordano sulla questione. La magia deve continuare a fluire nella sua dimensione autorigenerante, mentre il potenziale magico accumulato sul finire della scorsa era necessita di essere limitato. Aredhil, le famiglie di Illywhaylin e l'Impero di Fenegard decidono di sigillare il potere dei Templi affinché nessuno possa accedervi direttamente. Il sigillo, nelle mani dei Gavriel, non può essere aperto senza una decisione comune tra i membri stipulatori dell'accordo.
La Lega di Terast e Andazòr, non chiamati in causa nella decisione, non ne contestano l'esito. Tuttavia, l'esclusione dall'incontro diplomatico è motivo di recriminazioni e conflitti, che rischiano di minare la fiducia tra i popoli e sbilanciano pericolosamente il potere decisionale dalla parte del Samarin, il quale è sospettato di covare ambizioni di dominio sul resto di Damas.