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Ophelia



“Nell'antica Gorth della spiritualità di maniera, offuscata dalle logiche dell'organizzazione civile, nacque un fiore puro, lasciato al freddo di una via e raccolto da chi volle farne un prato. Troppo grande era il suo spirito, per restare contenuto in un fragile corpo mortale.” [Nadius Belenger, Cronache dei secoli]



Opalia Lamarig (Gorth, Era Comorum, anno 548 – Aredhil, Era Comorum, anno 581), meglio conosciuta come Ophelia, è stata una mistica, strega e scrittrice di specie uhmar, celebre per la profondità delle sue conoscenze in materia magica e per le sue scoperte in campo arcano. Da molti ritenuta l'erede spirituale di Bartor, è considerata uno dei più grandi mistici di tutti i tempi.


Infanzia


Opalia nasce da una famiglia di nomadi che alloggiano temporaneamente a Gorth, e che la abbandonano per strada prima di ripartire. La neonata viene ritrovata in un fagotto di coperte, sul ciglio di una via poco frequentata della città, e portata in un tempio dedicato a Bartor, dove il Sacerdote Capo del movimento avelinista bartoriano dei Luminanti, Arcel Tòl, decide di crescerla come una figlia. È lui a darle il nome Opalia e il cognome Lamarig (dal linguaggio di Gorth del tempo, “la splendente”).
Da bambina, viene a contatto con la spiritualità e con la magia, e sviluppa ammirazione per le figure di Avelin e Bartor, simbolo di emancipazione dal divino attraverso la conoscenza. Dimostra da subito una grande propensione per le arti arcane, che apprende ancora prima di imparare a leggere, e che utilizza con sorprendente abilità.
All'età di sette anni, Tòl la definisce la reincarnazione di Bartor, e la eleva a figura semi-divina. I membri dei Luminanti devono prostrarsi a lei e farle dei doni propiziatori, come abiti, gemme preziose o cibo. Tale pratica genera malumori e scetticismi, tra chi vede in Opalia un dono degli dèi e chi pensa che Tòl la stia sfruttando per arricchirsi a scapito dei suoi sottoposti.
A dieci anni, Opalia è tra i praticanti di magia più potenti del tempio e, nonostante dimostri un'indole riflessiva, la sua dimestichezza è considerata un rischio data la giovane età. Una divisione all'interno dei Luminanti vorrebbe che Tòl la sospendesse dal Tempio, mentre quest'ultimo e gli altri membri la considerano una risorsa straordinaria. Il conflitto rischia di far crollare l'ordine, così Tòl è chiamato a una difficile scelta, che rimanda. Tre anni dopo, riesce a cogliere l'occasione nel contesto di un incontro diplomatico tra Gorth e Aredhil.


Trasferimento ad Aredhil


Nell'anno 561, i Luminanti di Gorth sono invitati ad Aredhil per incontrare le famiglie uinir aveliniste Myodis e Gaelidor. L'incontro, di natura diplomatica, serva a definire la posizione di Gorth circa l'approccio religioso dei suoi cittadini. Parte degli Uinir considerano gli Uhmar alleati nell'adorazione di Elatòmshim, e l'adozione del Culto dei Quattro e dell'Avelinesimo aveva gettato le basi per la fiducia tra i due popoli, oltre a rinforzare l'identità di Gorth. All'incontro, Arcel Tòl porta Opalia, che presenta come prodigioso esempio della potenzialità degli Uhmar nei confronti della magia e della spiritualità.
Nell'ambito della discussione su Bartor, Opalia rappresenta l'uguaglianza delle due specie di fronte agli dèi e, per estensione, la legittimità della civiltà gortica in quanto degna della Luce. Gli Uinir di Myodis e Gaelidor rimangono colpiti dalla giovane ragazza, e chiedono che ella possa trascorrere del tempo nel Reame di Aredhil, al fine di osservarla e spingere la sua capacità magica fino al limite. Arcel Tòl accetta, secondo alcuni per l'importanza dei rapporti tra Gorth e Aredhil, a parere di altri dietro qualche forma di lauto pagamento, e Opalia resta ad Aredhil a tempo indefinito.
Le famiglie aveliniste affidano la giovane a Florian Ladegullir, mistico esperto del Santuario del Maestro Avelin, nell'area nord-occidentale di Aredhil. Opalia viene edotta sull'infusione arcana e la manipolazione, ramo della magia che deve le sue origini a Thendal, ed è costretta a imparare la lingua degli Uinir per comprendere i testi. Lo studio della lingua e della cultura del popolo di Aredhil la fa sentire sempre più integrata. Assecondando la pronuncia uinir, cambia nome in Ophelia e, due anni dopo, quando una compagnia di Luminanti torna per prenderla, ella rifiuta di tornare con loro. Secondo Tòl, che ha occasione di vederla e parlare con lei, il potere di Ophelia è cresciuto a dismisura e lei “è oramai più creatura dei boschi, che parte della nostra grande civiltà”.


Al confine orientale


Gli studi di Ophelia nel Santuario la rendono sempre più simile agli Uinir, con i quali si integra in un rapporto di reciproco rispetto. Ladegullir si dichiara affascinato dall'intensità magica di cui la ragazza è dotata e propone alla Regina Aria Innulyr di applicare tale potere all'ambito bellico. Nell'anno 566, Ophelia viene spedita al confine orientale con Illywhaylin e incaricata di collaborare alla creazione di una barriera magica che schermi il potere arcano all'interno di Aredhil, nonché che blocchi eventuali tentativi di invasione da parte delle famiglie del Learon.
Una volta sul campo, si trova in un appostamento a rischio, in un punto in cui gli scontri tra Aredhil e Illywhaylin sono frequenti per la definizione del confine, e i tentativi dell'uno e dell'altro popolo di insediarsi nei territori al margine tra le due realtà. Ophelia inizia a lavorare alla barriera, e questa inasprisce i conflitti, al punto che la mistica è costretta a procedere lentamente e, al contempo, sostenere con la magia i compagni nelle battaglie, soprattutto incantando le loro armi.
La barriera viene finalmente attivata nell'anno 568 e Ophelia torna al Santuario dove continua gli studi e inizia a scrivere. Ha intenzione di narrare i tragici eventi della guerra al confine orientale, che riporta nel saggio in lingua uinir “La Guerra dello Scisma”, dove analizza le ragioni, perlopiù ideologiche, conseguenza dell'annosa questione sul Passaggio del Potere di Avelin.


Eremitaggio


Mentre il suo potere magico cresce, si divide tra scrittura e pratica arcana. Nell'anno 570 scrive “Il Prodigio”, in cui percorre la storia della magia dal tempo di Avelin e ne tratta gli aspetti magnificenti quanto quelli più oscuri. L'opera non piace alla Regina, che ordina di bruciarla, ma Ophelia riesce a ingannare le guardie nascondendo il manoscritto e sostituendolo con altri fogli scritti.
Un anno dopo, Ophelia dichiara di percepire una forte energia negativa, proveniente dal basso. Secondo le sue parole, una forza avversa pervadeva le viscere di Damas e ribolliva al suo interno in un nucleo pulsante di “antiluce”, come “un calderone traboccante”. Le sue parole, che rischiano di allarmare Aredhil, vengono sminuite dalla Regina, e Ophelia viene ritenuta folle a causa di un sovraccarico di energia di Luce non sostenibile per un Uhmar.
Cacciata dal Santuario del Maestro Avelin, si ritira in un rifugio nella foresta, dove si chiude nella scrittura di saggi che riportano le sue sensazioni e i risultati dei suoi studi arcani. Una parte della popolazione di Aredhil non crede nella sua follia, ed è interessata a conoscere le sue argomentazioni, tanto che Uinir da tutta Aredhil iniziano a farle visita per un confronto con lei. Ophelia diventa una guida spirituale per molti di loro, pur rimanendo nella sua solitudine di ricerca e scrittura. Sapendo che la Regina non apprezza il suo operato, costruisce attorno a sé una barriera magica per tenere lontane le guardie del Reame e riesce a sventare almeno tre tentativi di cattura in due anni.


Ultimi anni


Nel 576, nel mezzo del suo eremitaggio, un messo le comunica la sua chiamata al fronte occidentale, dove il Reame era in conflitto con alcune comunità Uhmar estensioni di Gorth, che aveva intenzione di ricacciare nei territori oltre Mithridal. Ophelia rifiuta di combattere i suoi simili e rifiuta la chiamata, attirando ancora più su di sé le ire della Regina.
Intorno al 578, si diffonde la voce che Illywhaylin è alla sua caccia. Il governo delle famiglie l'ha infatti identificata come nemico principale del suo popolo e dell'avelinesimo iyhalista, poiché ella farneticherebbe di una fonte del male esterna a Damas per difendere la sua specie. Protetta dalla barriera attorno al rifugio, la mistica continua a studiare, scrivere e ricevere chiunque desideri comprendere il messaggio delle sue ricerche.
Un giorno dell'anno 581, una guardia del Reame si accorge che la barriera di Ophelia è collassata e, entrando nel rifugio, trova il suo corpo esanime. Le cause della morte, all'età di soli trentatré anni, viene identificata in un eccesso di potere magico che, secondo gli esperti mistici del Reame, ne avrebbe consunto le carni.


Influenza culturale


La figura di Ophelia è ricordata come una delle più grandi mistiche della storia di Damas, colei che ha sfidato e superato i limiti fisici degli Uhmar in quanto a talento e potenziale magico. Non ovunque, tuttavia, la sua figura è celebrata come modello virtuoso o utilizzata per propaganda propositiva. Mentre nella civiltà gortica è un simbolo di forza utile a rivendicare la dignità della specie uhmar come paritaria agli Uinir di fronte agli dèi, per il popolo uinir si tratta di un personaggio controverso.
In Aredhil, a seconda delle correnti di pensiero, Ophelia è considerata una praticante arcana straordinaria, degna erede di Bartor, che aveva individuato la presenza del Gotrir prima che i Mhalakyte si palesassero in superficie; oppure, è vista come una traditrice che ha approfittato dell'ospitalità del Reame per poi rifiutarsi di combattere per esso.
In Illywhaylin, Ophelia è una figura profondamente negativa, sia per questioni legate alla guerra del confine orientale, sia per le sue presunte insinuazioni sulla fonte del male, che la mistica avrebbe spostato al sottosuolo per salvaguardare il popolo uhmar, che la dottrina iyhalista identifica come uno dei semi dell'Ombra.
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