Il Damas Rei (in lingua uinir, “custode di Damas”) è, nell'Avelinesimo, il detentore mortale del supremo potere di intervento sugli eventi del mondo, ereditato da Avelin e tramandato, secondo tradizione, di generazione in generazione. Il titolo non si riferisce a una figura politica o religiosa, bensì a una funzione spirituale incarnata. Il Damas Rei non governa popoli, non promulga leggi e non guida eserciti; la sua autorità risiede esclusivamente nella facoltà di indirizzare il corso della realtà, intervenendo sulle concatenazioni di causa ed effetto che determinano il futuro di Damas e dei suoi popoli.
Secondo l’Avelinesimo, il potere discende direttamente da Gladiel attraverso Elatòmshim, ed è applicato attraverso il linguaggio della Creazione: la magia, intesa non come strumento, ma come struttura del mondo. Il Damas Rei è una figura non dichiarata, la cui identità deve rimanere celata agli occhi dei mortali, poiché la sua funzione trascendentale non deve subire influenze esterne.
Avelin, scopritore della magia e inventore della scrittura, fu il primo mortale a comprendere e manipolare consapevolmente il tessuto arcano di Damas. Nei testi della sua Scuola, si afferma che Damas, lasciata a se stessa, tende al disequilibrio, e che la Luce non possa intervenire direttamente senza spezzare il libero arbitrio delle creature mortali. Per questo motivo, negli ultimi anni della sua vita, Avelin concepisce la necessità di una figura intermediaria: un custode che non sia un dio, come non un semplice mortale, bensì una figura di mezzo, in grado di comprendere le leggi della realtà e applicarle per manipolare gli eventi. Nasce così il concetto di Damas Rei.
Nell’anno 48 dell’Era Comorum, sentendo prossima la propria morte, Avelin convoca i suoi quattro Discepoli con l’intento di trasmettere il suo potere a uno solo di essi, eleggendo il primo successore e dando avvio alla continuità del Custode.
L’incontro tra Avelin e i suoi Discepoli è uno degli eventi più controversi della storia di Damas. All’appuntamento si presentano Vin’Iyha, Thendal e Hasham, mentre Bartor, unico Uhmar, è assente. Poco prima di morire, Avelin pronuncia il monito destinato a segnare i secoli successivi: “Il diverso tenterà di sopraffarci".
L’identità del Discepolo che ricevette il potere non verrà mai rivelata, poiché, secondo la volontà di Avelin, il nome del Damas Rei doveva rimanere segreto, affinché il Custode potesse operare senza diventare oggetto di culto o strumento politico. Tale scelta, anziché preservare l’equilibrio, genera una frattura irreversibile. Vin’Iyha interpreta il monito come un avvertimento contro Bartor, diverso poiché Uhmar. Altri vedono nella frase una profezia sull'esistenza di forze oscure aliene rispetto alla natura dei popoli di superficie conosciuti. Altri ancora sostengono che Avelin intendesse mettere in guardia i mortali dall’ossessione per la diversità. Da quel momento, il Damas Rei diventa una figura certa nella funzione, incerta nell’identità.
Nel Reame di Aredhil, il Damas Rei è considerato una figura transitoria e misteriosa, il cui operato non può essere ricondotto con certezza a uno specifico individuo nel corso dei secoli. L’Avelinesimo del Samarin ammette la possibilità che Bartor abbia ricevuto il potere, così come quella che nessuno dei Discepoli ne sia stato degno, o che il potere stesso abbia scelto una via inattesa, al di fuori della scelta tra i quattro Discepoli. Considerando l'insicurezza sul primo erede del potere di Avelin, la direzione che esso abbia potuto prendere nelle generazioni successive è tanto incerta da non essere argomento di discussione. Il nodo principale che divide la dottrina maggioritaria dall'Avelinesimo iyhalista riguarda unicamente il passaggio da Avelin al primo erede.
In Illywhaylin, la dottrina iyhalista afferma senza esitazione che Vin’Iyha sia stato il secondo Damas Rei, successore legittimo di Avelin. La sua purezza, unita al talento per le arti arcane, nonché la sua comprensione degli opposti, sono ritenute prova sufficiente della sua elezione. Secondo questa visione, il potere del Custode può e deve essere trasmesso esclusivamente tra Uinir, poiché le altre specie sarebbero intrinsecamente vulnerabili alla corruzione.
Tra gli Uhmar, specialmente a Gorth, la figura di Bartor è invece venerata come vero Damas Rei, simbolo della possibilità di riscatto della specie e della falsità dell’idea di superiorità uinir.
Non esiste un evento storico attribuibile con certezza all’azione diretta di un Damas Rei. Tuttavia, molte delle grandi svolte di Damas vengono interpretate come effetti indiretti della sua influenza: lo Scisma di Aredhil, la nascita di Illywhaylin, l’evoluzione dell’Avelinesimo, l’emergere dei Gavriel e persino la sequenza di alleanze che porteranno alla liberazione della superficie durante l’Era Mahamarum vengono lette, in base alla dottrina di riferimento, come opera del Custode. Secondo i testi avelinisti più ortodossi, il Damas Rei non agisce mai apertamente. Egli non impone, ma inclina; non comanda, ma orienta. Il suo intervento è riconoscibile solo a posteriori, quando gli eventi appaiono concatenati in modo troppo coerente per essere casuale.
La certezza che tutte le culture aveliniste condividono è che finché Damas esisterà, esisterà un Custode, noto o ignoto che sia, e che quando il Damas Rei si manifesterà di nuovo in modo inequivocabile, sarà per portare il mondo a un nuovo livello di conoscenza e vicinanza al divino.