Il Valaidor è uno dei draghi ancestrali, simbolo della regione di Horgos e iconograficamente associato alla purezza, al giudizio e alla Luce nella sua forma più severa e intransigente. Drago bianco per iconografia e tradizione, è legato alla regione nordica dove ordine, disciplina e sacrificio hanno sempre rappresentato valori fondanti. Tra le tre fiere primordiali di Gladiel, il Valaidor è ricordato come il più distante dall’istinto e il più prossimo a una forma embrionale di volontà razionale, pur restando una creatura primordiale.
Secondo le narrazioni più antiche del Culto dei Quattro e dell’Avelinesimo, il Valaidor nacque come incarnazione della Luce assoluta, quella che distingue, separa e traccia il confine tra gli opposti. Se lo Sharamar rappresentava la continuità della vita e il Ryashan la fiamma della trasformazione violenta, il drago bianco incarnava il principio della selezione, attraverso cui l’esistenza trova equilibrio eliminando ciò che non può perdurare.
Negli scritti sacri che trattano, in forma di leggenda, il periodo di dominio dei draghi ancestrali su Damas, il Valaidor è descritto come il più silenzioso e distante, ma anche come il più spietato nel momento dell’azione. Le leggende narrano che le sue apparizioni fossero rare, ma definitive, e che laddove il drago bianco agiva non restasse spazio per ambiguità o compromessi.
Quando Gladiel decise di addormentare i draghi ancestrali, il Valaidor venne dissolto nel tessuto della realtà al pari dei suoi fratelli. La sua essenza, secondo molti studiosi, rimase latente nei luoghi dove la Luce viene vissuta come dovere e responsabilità, piuttosto che come dono benevolo. Horgos, con le sue città fortificate, le gerarchie rigorose e il culto della disciplina, è tradizionalmente considerata la regione più influenzata dall’eredità del drago bianco.
Nel corso delle ere, il Valaidor sopravvisse soprattutto nei testi dottrinali e nelle cronache militari, come simbolo della giustizia che non conosce indulgenza, ma che agisce per preservare l’ordine del creato.
Con l’avvento dell’Era Mahamarum e la diffusione dell’Ombra sulla superficie, la figura del Valaidor torna a imporsi come necessità morale oltre che militare. Di fronte alla propaganda del Damas Rei oscuro e al regime del terrore instaurato a Mhalakart, molti Gavriel interpretano la crisi come una prova definitiva, in cui la Luce doveva giudicare se stessa e il mondo che aveva permesso all’Ombra di prosperare.
La decisione di evocare il Valaidor attraverso il Tempio di Valenor, a Horgos, è motivata dal legame tra il drago bianco e l’idea di legge sacra di Elatòmshim, presa dai testi dottrinali del Culto dei Quattro e dell'Avelinesimo. Quando il rituale giunge a compimento, il Valaidor discende come una presenza glaciale e luminosa, e il suo apparire è accompagnato da un silenzio innaturale, “come se la realtà stessa fosse sottoposta a esame”.
Durante la Grande Battaglia Ferale, il Valaidor agisce come giudice e carnefice. Se il Ryashan colpiva con furia e lo Sharamar resisteva opponendo equilibrio, il drago bianco infliggeva colpi misurati e irreversibili, lacerando le fondamenta stesse del potere di tenebra del Grahmer. Le cronache parlano di fenditure di Luce fredda capaci di recidere l’Ombra, come se il Valaidor ne staccasse porzioni dall’esistenza.
Molti racconti attribuiscono al drago bianco il momento decisivo in cui il Grahmer fu giudicato indegno di permanere nella realtà di Damas, condanna che ne determinò la fuga e la dissoluzione nel Gotrir.
Con l’inizio dell’Era Fenegardum, il Valaidor diventa emblema di Horgos e archetipo della Luce giusta e inflessibile. Il colore bianco viene adottato come simbolo di purezza e rigore, e numerosi ordini militari e religiosi iniziano a richiamarsi al drago ancestrale come modello di disciplina e dedizione assoluta a Elatòmshim. In alcune dottrine, il Valaidor non è soltanto un guardiano esterno, bensì anche un giudice interiore, la voce che impone all’individuo di scegliere la via più difficile quando essa è l’unica moralmente sostenibile, la strada giusta anche se impervia.
Come per lo Sharamar e il Ryashan, anche l’esistenza reale del Valaidor è oggetto di dibattito tra gli studiosi dell’Era Fenegardum. Alcuni negano che una creatura tanto prossima alla Luce assoluta potesse essere piegata alla volontà dei Gavriel, ipotizzando che la sua apparizione fosse una proiezione simbolica, generata dal bisogno collettivo di giustizia.
Altri, invece, sostengono che il Valaidor abbia lasciato una traccia indelebile prima di riaddormentarsi, imprimendo frammenti del proprio giudizio in individui o luoghi specifici. Le leggende parlano di uomini e donne dal cuore implacabile, incapaci di tollerare il compromesso con l’Ombra, considerati da alcuni emissari divini, e da altri fanatici, e associati all'essenza del drago bianco.