L'Apapo-byrun-grude (in lingua turgot, “coloro che hanno adottato la forma oscura”) è un culto nato a Thoro durante l'Era Onushrit come versione rivista dell'Apapo-guryn. Si tratta di una profonda deviazione dottrinale in seguito al contatto e all’alleanza tra i Turgot di Thoro e i Mhalakyte. La trasformazione, avvenuta come reinterpretazione interna piuttosto che come imposizione dall'esterno, fu resa possibile dalla natura stessa del credo, fondato sul sacrificio e sulla dissoluzione dell’individuo.
Con la ricacciata dei Mhalakyte nel Gotrir e l'inizio dell'Era Gavriellum, la dottrina deviata viene condannata come eretica, sebbene per un lungo periodo avesse rappresentato la forma dominante dell’Apapo-guryn nelle aree sotto influenza del Gotrir.
Nel credo originario, il concetto di sacrificio simboleggia la perdita simbolica, con il fabbro che, nel suo lavoro, consuma sé stesso nell'opera della sua creazione. Al contrario, nella versione deviata, il sacrificio diventa letterale e irreversibile. I Mhalakyte introducono il concetto di corpo come forma imperfetta, e del dolore come fase di transizione tra la vita e la morte. Attraverso la sofferenza, la materia vivente può essere riforgiata sotto forma di metallo, e continuare a vivere in un differente stato. Secondo questa visione, il vero Maestro non è colui che accetta la perdita, ma colui che si lascia trasformare.
Elemento centrale dell'Apapo-byrun-grude è il culto del Fuoco che Ricorda, una fiamma alimentata non solo da carbone e metallo, ma da residui organici, ossa polverizzate e sangue rappreso. Secondo la dottrina, infatti, il fuoco alimentato tratterrebbe la memoria del sacrificato, in modo che le armi forgiate nella fiamma riconoscessero l'identità del loro creatore, poiché il metallo avrebbe la proprietà di assorbire la volontà e l'obbedienza. Questa pratica segna il passaggio dalla trasmissione del sapere all'imprigionamento della volontà nell’oggetto.
Tra i rituali più controversi dell’Apapo-byrun-grude si ricordano i Riti della Rifusione, pratiche riservate ai forgiatori che aspiravano a superare i limiti della carne. Durante il rito, parti del corpo vengono marchiate con metallo incandescente, e frammenti ossei sostituiti con innesti metallici. Il fabbro, privato della sua identità, rinunciava al proprio nome e si fondeva con l'oggetto in un atto di sottomissione al processo di dissoluzione e riformazione. L'oggetto forgiato dal corpo del Turgot diviene strumento della Grande Forgia, utile per il rito di Rifusione altrui.
Mentre a Thoro, durante l'Era Onushrit, il culto diventa l'unica forma di ritualità concessa, in continuità con la sua forma originale, a Gagnar la versione deviata dell’Apapo-guryn trova forte opposizione. Il Silenzio delle Fucine è, tra le altre cose, una risposta diretta alla grave blasfemia operata dal popolo oscuro su uno degli elementi identitari del popolo turgot dei monti di Goromund, e spegnere le forge significa impedire al fuoco di ricordare.
Si narra che alcuni forgiatori di Gagnar, fuggiti prima della piena corruzione, abbiano volontariamente arso le proprie mani nel fuoco fino alla consunzione, pur di non partecipare ai Riti della Rifusione.
Dopo la ricacciata dei Mhalakyte nel Gotrir, l’Apapo-byrun-grude viene ufficialmente bandito. Gran parte dei testi che lo descrivono vengono fusi per cancellarne le parole, e trasformarle in metallo grezzo.
I Forgiatori Maledetti vengono definitivamente scolpiti sul calderone, non come maestri caduti, bensì come errore necessario, affinché la civiltà turgot non dimentichi quanto sia facile confondere il sacrificio con l’annientamento.
Si dice che alcune armi forgiate durante quell’epoca, se riportate alla Grande Forgia, rendano il fuoco inquieto, e che il fuoco, quando ricorda troppo, non si lasci più spegnere.