[Detto rituale di Gagnar]
La Veglia di Pietra è un rito solenne praticato a Gagnar dall'anno 94 dell'Era Vanseet, dopo la perdita della propria autonomia politica e la sottomissione al dominio di Thoro. Il rito non nasce come celebrazione religiosa né come commemorazione bellica, bensì come atto collettivo di memoria e disciplina, volto a preservare l’identità della città pur nel riconoscimento della propria sconfitta.
A differenza delle tradizioni ufficiali turgot, la Veglia non è riconosciuta né incoraggiata dalla corte di Thoro, ma viene tollerata in quanto priva di un esplicito atteggiamento di ribellione, nonché profondamente radicata nella cultura di Gagnar.
La Veglia di Pietra ha origine alla fine del primo secolo dell'Era Vanseet, negli anni immediatamente successivi alla conquista di Gagnar e all’uccisione di Carbago Del Fati. Privata del proprio capoclan e posta sotto la reggenza di Morsio l'Alto imposta da Thoro, la città si ritrova costretta a rinegoziare il proprio ruolo all’interno della società turgot.
Secondo la tradizione, il primo rito viene compiuto spontaneamente dagli anziani e dai capimastri rimasti, che scelgono di non opporsi apertamente al nuovo ordine, pur mantenendo la memoria della volontà dei cittadini di Gagnar di creare una società aperta e multiculturale. La Veglia nasce così come atto di accettazione senza consenso, un compromesso tra obbedienza e memoria atto a nobilitare le intenzioni del popolo fondatore.
La Veglia di Pietra si svolge una volta l’anno, in una notte senza luna, all’interno della grande terrazza scavata nella roccia che domina l'area superficiale della città. Il rito è scandito da gesti lenti e codificati:
La Spogliazione del Ferro: tutti i partecipanti depongono armi, utensili metallici e simboli di autorità prima di entrare nello spazio rituale. Il metallo, elemento cardine della cultura turgot, viene temporaneamente rinnegato come segno di potere imposto.
L’Immobilità dei Pilastri: i Turgot si dispongono in cerchi concentrici attorno a grandi colonne di roccia grezza, lasciate intenzionalmente non scolpite. Ogni partecipante poggia entrambe le mani sulla pietra e resta immobile per l’intera durata della Veglia, che può protrarsi anche fino al mattino.
Il Respiro della Montagna: durante il silenzio, anziani designati aprono lentamente condotti d’aria sotterranei, permettendo al vento freddo dei monti di Goromund di attraversare la terrazza. Il passaggio dell’aria simboleggia il giudizio della montagna, che osserva e ricorda anche quando i popoli cambiano padrone.
La Parola Non Pronunciata: nessun discorso viene fatto. È credenza diffusa che chi parli durante la Veglia perda il diritto di parteciparvi negli anni successivi. Il silenzio è considerato l’unica forma di dissenso che non può essere spezzata.
La Veglia di Pietra non celebra la sconfitta, bensì la consapevolezza della sconfitta. Per i Turgot di Gagnar, dominati ma non annientati, il rito rappresenta il riconoscimento dell'autorità di Thoro, pur senza adesione ideologica, la rinuncia temporanea al conflitto armato e la conservazione di un'identità alternativa, emancipata dalla gemella più forte. A differenza delle tradizioni di Thoro, che esaltano il ferro lavorato e la conquista, la Veglia esalta la pietra grezza, immutabile, che sopravvive ai re e alle guerre.
Per i funzionari inviati da Thoro, la Veglia di Pietra è considerata una pratica innocua, quando non un segno di definitiva sottomissione. Alcuni cronisti la descrivono come “un esercizio di rassegnazione”. Tuttavia, tra i Turgot dissidenti e le comunità girovaghe, la Veglia è vista come un atto di resistenza silenziosa: non un rifiuto del dominio, ma il rifiuto di lasciarsi da esso definire. Ancora oggi, si dice che finché a Gagnar qualcuno veglierà sulla pietra, la città non potrà dirsi del tutto spezzata.